Cannabis terapeutica in Italia

Da ormai diversi anni si sono accumulati dati clinici a sostegno dell’idea che la cannabis possa essere un rimedio utile nel trattamento di alcune forme di dolore cronico e della spasticità che deriva da malattie o traumi del sistema nervoso. C’è chi ritiene che il suo potenziale si estenda anche a diverse altre malattie, dal morbo di Parkinson all’epilessia fino ad alcuni tumori.

L’interesse medico per la cannabis è nato con l’osservazione di alcuni pazienti che ne facevano uso ricreativo oppure alternativo alla medicina tradizionale. Sulla scia delle prime osservazioni sono stati organizzati studi clinici in piccoli gruppi di pazienti.

Le patologie su cui la somministrazione di farmaci di derivazione cannabinoide ha riportato miglioramenti sono numerose: pazienti colpiti dalla sclerosi multipla, da mielo-lesioni, dolori neuropatici, artrite reumatoide, Parkinson e pazienti oncologici provano sollievo a seguito dell’assunzione di questi farmaci. I cannabinoidi inoltre vengono impiegati per il controllo della rigidità muscolare; e un recente studio ne ha messo in luce l’efficacia nella prevenzione e nel trattamento dell’Alzheimer (considerato da alcuni studiosi conseguenza di una neuro infiammazione cronica) e altre infiammazioni cerebrali..

Gli indizi, hanno spiegato gli esperti, per ora in questi casi sono principalmente di tipo aneddotico, e attendono quindi di essere confermati da veri e propri trial clinici. “Attualmente abbiamo troppi pochi dati per realizzare delle linee guida efficaci per la prescrizione della cannabis in molte patologie”, ha sottolineato Mark Ware, medico del McGill University Health Center e organizzatore della conferenza.

L’uso terapeutico dei cannabinoidi in Italia è pienamente legittimo in tutte le regioni, alcune però si fanno carico dei costi attraverso il Servizio Sanitario Regionale, sgravando il paziente dall’onere economico. Dal 2 maggio 2011 la Toscana viene incontro ai pazienti che fanno richiesta di farmaci cannabinoidi, seguita dal Veneto che ha autorizzato la distribuzione gratuita di farmaci a preparati galenici, e dalla Liguria che nell’estate 2012 ha approvato una legge per l’erogazione di queste medicine per scopi terapeutici; le Marche, anche in Friuli Venezia Giulia in cui viene concessa a carico del Sistema Sanitario Regionale, e infine la Puglia, garantiscono il rimborso delle cure a base di derivati da cannabinoidi. É consentito ai medici di prescrivere cannabinoidi per uso terapeutico anche in Abruzzo, Sicilia, Umbria, Basilicata e Emilia-Romagna dove le leggi specifiche sui medicinali a base di cannabis sono semplificate e dove alcuni dei costi sono accollati al servizio sanitario regionale per l’uso in alcune patologie. Inoltre la cannabis per uso medico sarà presto disponibile nelle farmacie di tutto il Piemonte.

Dal 2017 in alcune farmacie italiane è in vendita la prima cannabis terapeutica prodotta interamente in Italia presso lo stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze, che va ad affiancarsi a quella già disponibile ma prodotta in Olanda dalla Bedrocan. “Quella italiana si chiama FM2 ed ha una ha una percentuale accettabile di Thc ed una percentuale più alta di Cbd. Ecco perché è particolarmente indicata per la fibromialgia, la Sla, l’Alzheimer e nei pazienti con lesioni midollari” spiega Poli. Le proprietà terapeutiche della  marijuana sono riconosciute dal 2007 e la vendita in farmacia, dietro prescrizione medica, dal 2013. Eppure accedere a questo medicinale non è semplice: “Tutti i medici, a partire da quello di famiglia, possono prescrivere la cannabis ma non è facile trovarli perché non c’è un bugiardino a cui fare riferimento. E poi serve un piano terapeutico per la rimborsabilità che varia da regione a regione. Altrimenti i pazienti devono pagarsela di tasca propria spendendo in media 15 euro per grammo di prodotto” conclude Poli.

Fonti: Focus.it, Disabili.com, Repubblica.it

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